La morale ha sempre fatto parte della vita dell'uomo sin dai tempi antichi. Infatti il termine, così come lo conosciamo oggi, nasce nell'antica Roma, anche se presente già nella mitologia greca e nei dialoghi platonici in cui il filosofo distingue il bene umano da quello divino. Molto spesso la morale viene confusa con l'etica sebbene si differenzino per il fatto che la prima rappresenta l'insieme di tutte le norme che regolano le azioni, mentre la seconda contiene anche una riflessione su queste.
La morale viene affrontata, oltre che nella filosofia, anche nella letteratura sia per quanto riguarda il genere narrativo, come ad esempio nella favola, dove assume il significato di insegnamento, sia in quello poetico, come nel componimento "Morale di stella" di Nietzsche. È un tema affrontato anche nella cronaca, sia passata che recente, come per quanto riguarda la recente pandemia, che ci ha posti davanti al dilemma di dover scegliere tra i pazienti.
Possiamo considerare come testimonial perfetto da associare alla parola morale Immanuel Kant che nella sua opera "Critica della Ragion Pratica" sviluppa il tema di una morale assoluta e incondizionata. Nel XIX secolo il tema viene poi sviluppato da Nietzsche che opera una distinzione tra morale del servo e morale del signore. Sempre in ambito filosofico, qualche secolo prima Tommaso Moro aveva scritto "Utopia" in cui il cambiamento dei valori morali spinge alla creazione di un nuovo tipo di società. Il tema morale viene poi affrontato nel mondo delle arti figurative, nel cinema, come ad esempio in uno spezzone de "Il diario di Anna Frank", e viene addirittura usato anche negli spot pubblicitari.
Anche Leopardi affronta questo tema sia nelle "Operette morali" che nello "Zibaldone" in cui il poeta fa una distinzione tra morale e politica.
Per ultimo inoltre il termine "morale" ha a che fare anche con l'ingegneria proprio perchè indica un travicello di legno usato in ambito navale.
venerdì 12 giugno 2020
domenica 7 giugno 2020
"DILEMMA" STEP #22
EPISODIO 1
Francesco Marconi è un avvocato di successo che lavora per un prestigioso studio legale di Roma, lo studio Venturi. Egli conduce una vita felice con sua moglie Giovanna, uno tra i più importanti investigatori della Capitale, e i suoi due figli, e con una carriera molto brillante caratterizzata dalle numerose vittorie legali. Tuttavia la sua vita verrà sconvolta per sempre.
E' da questo momento che dentro Francesco nasce un grande dilemma morale, un rimorso che lo porta a riflettere sul fatto di aver compiuto una scelta giusta nell'accettare questo caso.
EPISODIO 2
Francesco Marconi è un avvocato di successo che lavora per un prestigioso studio legale di Roma, lo studio Venturi. Egli conduce una vita felice con sua moglie Giovanna, uno tra i più importanti investigatori della Capitale, e i suoi due figli, e con una carriera molto brillante caratterizzata dalle numerose vittorie legali. Tuttavia la sua vita verrà sconvolta per sempre.
Francesco ha appena vinto una causa molto importante quando, appena tornato a casa, apprende dai notiziari che il deputato Giuliano Galli è stato coinvolto in un incidente stradale che ha causato la morte di un giovane studente liceale.
A doverlo difendere è lo studio Venturi e l'incarico è affidato proprio a Francesco, che deve difenderlo dall'accusa di omicidio colposo. Egli riesce, grazie alle sue incredibili doti forensi, a far assolvere il politico e a far accusare la madre del giovane per negligenza.
E' da questo momento che dentro Francesco nasce un grande dilemma morale, un rimorso che lo porta a riflettere sul fatto di aver compiuto una scelta giusta nell'accettare questo caso.
EPISODIO 2
Il dilemma morale del protagonista si acuisce dal momento il cui Alessia, la madre del ragazzo morto, si presenta a casa di Francesco e si toglie la vita con un colpo di pistola alla testa proprio davanti a lui. E' proprio in quel momento che l'avvocato ripensa al suo percorso lavorativo e al fatto che lui abbia difeso, la maggior parte delle volte, persone che non avrebbero meritato di continuare a vivere la propria vita come se fossero innocenti e non avessero mai compiuto nulla di sbagliato.
Tormentato dal senso di colpa, Francesco decide di abbandonare lo studio Venturi e la sua famiglia, dal momento in cui non riesce neanche più a guardare in faccia sua moglie e i suoi figli, e apre uno studio tutto suo, lo studio Marconi, insieme a Carlo, suo compagno di corso all'università. Con la nascita di questo studio egli si prefigge il compito di dedicarsi alla difesa dei più deboli e dei più poveri, e vede come suoi avversari, la maggior parte delle volte, proprio lo studio Venturi.
Tra i primi casi che si ritrova a dover affrontare c'è la difesa di un orfanotrofio contro una società che vuole abbatterlo per costruirci un centro commerciale.
EPISODIO 3
Lo studio Marconi perde il processo, ma Francesco non si arrende e continua, notte e giorno, a studiare il caso in modo da poter salvare l'orfanotrofio. Si reca persino nel suo vecchio studio per cercare di convincere i suoi ex colleghi a lasciare il caso e ad andare dalla parte del giusto, ma fallisce miseramente accorgendosi che tutti coloro che lavorano lì lo fanno solo per il denaro e non per il desiderio di giustizia.
Nel frattempo Francesco, ritornato dalla sua famiglia, pensa a tutto ciò che ha fatto, se ciò sia giusto o no, quando Giovanna gli dice ha condotto del ricerche per suo conto sul giudice incaricato del caso e che ha scoperto delle conversazioni avvenute tra questo e Antonio Franco, capo della società che avrebbe dovuto costruire il centro commerciale al posto dell'orfanotrofio. I due coniugi continuano le ricerche e scoprono definitivamente che il giudice era stato corrotto, riuscendo anche a procurarsi delle prove, di modo che lo studio Marconi riesce a vincere il caso e a dimostrare che la giustizia e le azioni morali vincono sul male e sulla corruzione.
mercoledì 3 giugno 2020
Morale ed Etica STEP #21
Spesso etica e morale sono usati come sinonimi e in molti casi è un uso lecito, ma è bene precisare che una differenza esiste: “Etica” deriva dal greco ethos, che sta a significare il comportamento che l’uomo apprende dall’ambiente socio-politico in cui vive (esempi ne siano la famiglia e lo Stato) . “Morale” è un termine latino, da mos , all’incirca il corrispettivo del greco ethos. Pur partendo dallo stesso significato etimologico i due termini hanno seguito percorsi linguistici divergenti. Si tratta di capire quando possiamo parlare di “etica” e quando invece dovremmo parlare di “morale”. Del resto Wittgenstein diceva che tutti i problemi filosofici in realtà sono problemi linguistici. Infatti la morale corrisponde all'insieme di norme e valori di un individuo o di un gruppo, mentre l'etica, oltre a condividere questo insieme, contiene anche la riflessione speculativa su norme e valori. Se la morale considera le norme e i valori come dati di fatto, condivisi da tutti, l'etica cerca di dare una spiegazione razionale e logica di essi.
giovedì 28 maggio 2020
La morale nello Zibaldone STEP #20
Nello Zibaldone Leopardi espone delle osservazioni sulla morale e sulla politica. Egli afferma che sebbene la morale per se stessa sia ben più importante della politica, essa è comunque una scienza puramente speculativa, in quanto è separata dalla politica, infatti "la vita, l'azione, la pratica della morale, dipende dalla natura delle istituzioni sociali, e del reggimento della nazione: la morale è una scienza morta se la politica non cospira con lei e non la fa regnare nella nazione". Afferma che la morale anche se venisse insegnata ad un popolo mal governato non sarebbe d'aiuto perchè "la morale è un detto, la politica un fatto", infatti la vita domestica, la società privata, qualunque cosa umana prende la sua forma dallo stato pubblico di un popolo, dalla politica. Inoltre, secondo Leopardi, sebbene la politica necessiti di una maggiore profondità di riflessioni rispetto alla morale, essa "offre un campo più facile agli intelletti più volgari". Il poeta conclude la sua riflessione affermando che la principale differenza tra la morale e la politica sta nel fatto che la morale spetta all'individuo mentre la politica alla nazione e al mondo.
Utopia e morale STEP #19
Tutte le utopie proposte nella storia del pensiero filosofico si caratterizzano anche per la radicale critica dell’attualità, presentandosi come denuncia delle ingiustizie e dei vizi per la cui soluzione viene proposto un nuovo modello di società, che sostituisce quella esistente ritenuta responsabile del degrado morale degli individui e l’utopia viene proposta anche allo scopo di superare i vizi e la corruzione, coniugando giustizia sociale e virtù individuale.
Tra queste Utopìa è un romanzo di Thomas More, in cui è descritto il viaggio immaginario di Raffaele Itlodeo (Raphael Hythlodaeus nell'originale) in una fittizia isola-repubblica, abitata da una società ideale.
In Utopia, si ha il progetto di una nazione ideale e vengono trattati argomenti come la filosofia, la politica, il comunitarismo, l'economia, l'etica e, più specificatamente, l'etica medica.
In Utopia, si ha il progetto di una nazione ideale e vengono trattati argomenti come la filosofia, la politica, il comunitarismo, l'economia, l'etica e, più specificatamente, l'etica medica.
Nella prima parte, Moro presenta l'Inghilterra del XV secolo.Nella seconda parte, invece, avviene la narrazione del viaggio che Raffaele Itlodeo, viaggiatore-filosofo, compie per primo nell'isola di Utopia, una societas perfecta, creata dal suo primo re, Utopo, che con un'opera titanica tagliò l'istmo che la congiungeva con il continente.
Utopia è divisa in 54 città (che rimandano alle 54 contee inglesi), tra le quali la capitale Amauroto. Utopia, a differenza dell'Inghilterra, ha saputo risolvere i suoi contrasti sociali, grazie ad un innovativo sistema di organizzazione politica: la proprietà privata è abolita, i beni sono in comune, il commercio è pressoché inutile, tutto il popolo inoltre è impegnato a lavorare la terra circa sei ore al giorno, fornendo all'isola tutti i beni necessari. Il resto del tempo deve essere dedicato allo studio, in particolare delle scienze naturali e delle filosofie morali, e al riposo. In questo modo, la comunità di Utopia può sviluppare la propria cultura e vivere in maniera pacifica e tranquilla.
L'isola è governata da un principe che ha il potere di coordinare le varie istituzioni e di rappresentare il suo popolo. Il governo è affidato a magistrati eletti dai rappresentanti di ogni famiglia, mentre vige il principio (rivoluzionario per l'epoca) della libertà di parola e di pensiero e soprattutto della tolleranza religiosa, che tuttavia si esprime solo verso i credenti: gli atei non sono puniti, ma sono circondati dal disprezzo degli abitanti di Utopia e sono loro precluse le cariche pubbliche.
L'isola si basa su una struttura agricola ed è proprio l'agricoltura a fornire i beni utili per industrie, artigianato, ecc. Si produce solo per il consumo e non per il mercato. Oro e argento sono considerati privi di valore e i cittadini non possiedono denaro ma si servono dei magazzini generali secondo le necessità. La città è pianificata in modo tale che tutti gli edifici siano costruiti in egual modo. Esiste la schiavitù per chi commette dei reati. Anche il numero dei figli è stabilito in modo tale che rimanga lo stesso numero di persone. I figli sono accuditi e allevati in sale comuni e sono le stesse madri a occuparsene. Gli utopiani trascorrono il loro tempo libero leggendo classici e occupandosi di musica, astronomia e geometria.
Utopia è divisa in 54 città (che rimandano alle 54 contee inglesi), tra le quali la capitale Amauroto. Utopia, a differenza dell'Inghilterra, ha saputo risolvere i suoi contrasti sociali, grazie ad un innovativo sistema di organizzazione politica: la proprietà privata è abolita, i beni sono in comune, il commercio è pressoché inutile, tutto il popolo inoltre è impegnato a lavorare la terra circa sei ore al giorno, fornendo all'isola tutti i beni necessari. Il resto del tempo deve essere dedicato allo studio, in particolare delle scienze naturali e delle filosofie morali, e al riposo. In questo modo, la comunità di Utopia può sviluppare la propria cultura e vivere in maniera pacifica e tranquilla.
L'isola è governata da un principe che ha il potere di coordinare le varie istituzioni e di rappresentare il suo popolo. Il governo è affidato a magistrati eletti dai rappresentanti di ogni famiglia, mentre vige il principio (rivoluzionario per l'epoca) della libertà di parola e di pensiero e soprattutto della tolleranza religiosa, che tuttavia si esprime solo verso i credenti: gli atei non sono puniti, ma sono circondati dal disprezzo degli abitanti di Utopia e sono loro precluse le cariche pubbliche.
L'isola si basa su una struttura agricola ed è proprio l'agricoltura a fornire i beni utili per industrie, artigianato, ecc. Si produce solo per il consumo e non per il mercato. Oro e argento sono considerati privi di valore e i cittadini non possiedono denaro ma si servono dei magazzini generali secondo le necessità. La città è pianificata in modo tale che tutti gli edifici siano costruiti in egual modo. Esiste la schiavitù per chi commette dei reati. Anche il numero dei figli è stabilito in modo tale che rimanga lo stesso numero di persone. I figli sono accuditi e allevati in sale comuni e sono le stesse madri a occuparsene. Gli utopiani trascorrono il loro tempo libero leggendo classici e occupandosi di musica, astronomia e geometria.
Quella di Moro è l’utopia di un umanista, che esalta i valori morali e la virtù civica, disprezza l’insegnamento della scolastica e le regole del mondo feudale e il guadagno fine a stesso. Questa dimensione etica traspare spesso nelle pagine dell’opera. Non a caso la pietà è la maggior virtù degli abitano di Utopia, che trattano con umanità schiavi e criminali e cercano in tutti i modi di evitare le crudeltà della guerra.
mercoledì 27 maggio 2020
Nietzsche e la morale STEP #18
Nella filosofia contemporanea il tema morale viene svolto da Friedrich Nietzsche, in particolare in "Genealogia della morale". Nietzsche sosteneva che vi erano due tipi fondamentali di moralità: la morale del signore e la morale del servo. La moralità del padrone pesa azioni su di una scala di conseguenze buone o cattive, a differenza della morale dello schiavo, che pesa le azioni su una scala di intenzioni buone o cattive. Ciò che Nietzsche intende per "moralità" si discosta dalla comune comprensione di questo termine.Per Nietzsche, una determinata morale è inseparabile dalla formazione di una cultura particolare. Ciò significa che il suo linguaggio, i codici, le pratiche, i racconti e le istituzioni sono informati dalla lotta tra questi due tipi di valutazione morale. Nietzsche definisce la morale del padrone come la moralità del tenace. Nietzsche critica la visione, che egli identifica con l'ideologia contemporanea britannica, che è bene tutto ciò che è utile, mentre tutto ciò che è male è ciò che è dannoso. Egli sostiene che questo punto di vista ha dimenticato le origini dei valori, e quindi chiama ciò che è buono utile per abitudine - ciò che è utile è sempre stato definito come buono, quindi l'utilità è la bontà come un valore. Per questi uomini moralmente determinati, il buono è il nobile, forte e potente, mentre il cattivo è il debole, vile, timido e piccolo. L'essenza della moralità del padrone è la nobiltà. Altre qualità che sono spesso valutate nella morale del padrone sono l'apertura mentale, il coraggio, la sincerità, la fiducia e un senso preciso di autostima.
A differenza dei padroni, la morale degli schiavi è letteralmente ri-sentimento - rivalutando quelli che sono i valori del padrone. Questo allontana dalla valutazione di azioni basate sulle conseguenze per la valutazione delle azioni basate sull' "intenzione". Come la moralità del padrone ha origine nel forte, la morale degli schiavi ha origine nei deboli. Poiché la morale degli schiavi è una reazione contro l'oppressione, essa incattivisce i suoi oppressori. La morale degli schiavi è stata creata in opposizione ai valori che la moralità del padrone ritiene buoni. L'essenza della morale degli schiavi è l'utilità: il bene è la cosa più utile per tutta la comunità, non il forte.
lunedì 18 maggio 2020
L'ABC della morale STEP #17
Azioni
Bene
Comportamento
Doveri
Etica
Favola
Giusto
Hume
Insegnamento
Legge
Male
Norme
Onestà
Praxis
Questione
Regole
Scelta
Travicello
Umore
Valori
Zelo
Bene
Comportamento
Doveri
Etica
Favola
Giusto
Hume
Insegnamento
Legge
Male
Norme
Onestà
Praxis
Questione
Regole
Scelta
Travicello
Umore
Valori
Zelo
venerdì 15 maggio 2020
Il "testimonial" STEP #16

Possiamo considerare Kant come il perfetto "testimonial" della morale per la sua opera "Critica della Ragion Pratica", nella quale il filosofo conduce l'analisi critica della ragione nel caso in cui essa sia indirizzata all'azione ed al comportamento, alla pratica per l'appunto. Egli si pone di fronte al problema della morale: non vuole definire quali precetti etici debbano essere seguiti dall'uomo, bensì "come" quest'ultimo debba comportarsi per compiere un'azione autenticamente morale, e quindi in cosa consiste realmente la morale. La morale della Critica della ragion pratica vuole essere, come già chiarisce la "Prefazione" all'opera, una morale formale, vuole indicare una "formula della moralità", la forma della morale, ma non il suo contenuto (le norme morali). Le norme della moralità, i singoli doveri, non sono in contrasto con l'intento della morale kantiana nel suo complesso, ma rientrano nei compiti non della Critica della ragion pratica, ma della "Dottrina della virtù" della Metafisica dei costumi (1797) che contiene il sistema dei doveri che derivano dalla ragione pratica.
Fonte : https://it.wikipedia.org/wiki/Critica_della_ragion_pratica
giovedì 14 maggio 2020
Morale e limiti dello sviluppo STEP #15
Ad oggi, una grande fonte di sviluppo è caratterizzato dall'ingegneria genetica. Nel settore agroalimentare ciò è costituito dagli OGM, ossia organismi viventi che possiedono un patrimonio genetico modificato tramite tecnologia del DNA ricombinante, che consentono l'aggiunta, l'eliminazione o la modifica di elementi genici. Tuttavia sin dagli esordi di tali tecniche sono emersi problemi di natura etica e morale: infatti emerge da vari sondaggi che la maggior parte delle persone percepisce gli OGM come innaturali e come un tentativo della scienza di sostituirsi a Dio, o vedono l'intervento umano contrapposto alle leggi della Natura.
Maggiore problema morale, sempre nel campo dell'ingegneria genetica, è costituito dall'eugenetica, ossia l'insieme delle teorie delle pratiche miranti a migliorare la qualità genetica della popolazione umana. Molte delle preoccupazioni etiche e morali riguardanti l'eugenetica sorgono dal suo controverso passato, provocando una discussione su quale posto, se è il caso, dovrebbe avere in un immediato futuro.
Oggi, nell'età in cui il genoma viene progressivamente mappato, gli embrioni possono essere testati per la loro suscettibilità alle malattie, al sesso e ai difetti genetici, quindi l'eugenetica diventa un modo per una possibile predeterminazione delle caratteristiche del nascituro, mentre il feto non ancora nato, su cui vengono eseguite queste nuove procedure eugenetiche non può parlare, poiché il feto manca della voce per consentire o per esprimere una sua propria opinione.
Una critica comune rivolta all'eugenetica è che "conduce inevitabilmente a misure non etiche", anche perchè molti ritengono che ciò potrebbe portare a una discriminazione genetica e ad una violazione dei diritti umani. I tentativi di "migliorare" se stessi attraverso una tale manipolazione eliminerebbero le limitazioni che forniscono un contesto necessario per l'esperienza di una scelta umana significativa, e la vita umana apparirebbe insensata in un mondo in cui tali limitazioni potrebbero essere eliminate attraverso la tecnologia.
Maggiore problema morale, sempre nel campo dell'ingegneria genetica, è costituito dall'eugenetica, ossia l'insieme delle teorie delle pratiche miranti a migliorare la qualità genetica della popolazione umana. Molte delle preoccupazioni etiche e morali riguardanti l'eugenetica sorgono dal suo controverso passato, provocando una discussione su quale posto, se è il caso, dovrebbe avere in un immediato futuro.
Oggi, nell'età in cui il genoma viene progressivamente mappato, gli embrioni possono essere testati per la loro suscettibilità alle malattie, al sesso e ai difetti genetici, quindi l'eugenetica diventa un modo per una possibile predeterminazione delle caratteristiche del nascituro, mentre il feto non ancora nato, su cui vengono eseguite queste nuove procedure eugenetiche non può parlare, poiché il feto manca della voce per consentire o per esprimere una sua propria opinione.
Una critica comune rivolta all'eugenetica è che "conduce inevitabilmente a misure non etiche", anche perchè molti ritengono che ciò potrebbe portare a una discriminazione genetica e ad una violazione dei diritti umani. I tentativi di "migliorare" se stessi attraverso una tale manipolazione eliminerebbero le limitazioni che forniscono un contesto necessario per l'esperienza di una scelta umana significativa, e la vita umana apparirebbe insensata in un mondo in cui tali limitazioni potrebbero essere eliminate attraverso la tecnologia.
Morale e cronaca STEP #14
<<CITTA' DEL VATICANO “La lotta contro la povertà non è soltanto un problema economico, ma anzitutto un problema morale”. Praticamente una questione etica specie davanti alla “grande crisi dei profughi”. Papa Bergoglio riceve la Fondazione Centesimus Annus e davanti ad economisti, imprenditori, banchieri torna a parlare di un dramma “le cui proporzioni stanno crescendo di giorno in giorno”. Poi ringraziando tutti coloro che si sono attivati davanti a questa “delicata questione umanitarie e sugli obblighi morali che esse comporta” ha incoraggiato a non smettere di pensare a soluzioni accettabili.>>
Ricordando il suo recente viaggio a Lesbo, avamposto europeo degli sbarchi di profughi diretti in Europa, il Pontefice aveva insistito sul fatto che non basta fornire un “immediato e pratico aiuto materiale a questi nostri fratelli e sorelle”, visto che servono risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo da parte della comunità internazionale. Progetti cioè capaci di andare oltre “i confini nazionali e continentali che coinvolgono l’intera famiglia umana”.
Fonte:https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_bergoglio_lottare_poverta_problema_morale-1731102.html
Ricordando il suo recente viaggio a Lesbo, avamposto europeo degli sbarchi di profughi diretti in Europa, il Pontefice aveva insistito sul fatto che non basta fornire un “immediato e pratico aiuto materiale a questi nostri fratelli e sorelle”, visto che servono risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo da parte della comunità internazionale. Progetti cioè capaci di andare oltre “i confini nazionali e continentali che coinvolgono l’intera famiglia umana”.
Fonte:https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_bergoglio_lottare_poverta_problema_morale-1731102.html
venerdì 8 maggio 2020
Morale ed Ingegneria STEP #13
Nell'ambito dell'ingegneria navale il termine morale (indicato anche come murale dato l'etimo incerto) indica una grossa trave o un puntello di legno, robusto e di notevole lunghezza. Nell'ambito dell'ingegneria civile indica invece un travicello di legno di lunghezza per lo più inferiore a 4 m e di sezione quadrata compresa fra 5x5 cm (moraletto) e 10x10 cm (moralone), usato soprattutto nell'orditura secondaria delle coperture in legno.

venerdì 1 maggio 2020
Kant e la legge morale STEP #12
«Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me.»
E' cosi che Kant conclude la "Critica della ragion pratica", la seconda delle tre celebri "Critiche", in cui il filosofo conduce l'analisi critica della ragione nel caso in cui essa sia indirizzata all'azione ed al comportamento, alla pratica per l'appunto. Qui Kant afferma con fermezza l'esistenza di una legge morale assoluta, libera da ogni condizionamento, caratterizzata da due particolarità fondamentali:
- Incondizionatezza: come conseguenza ineludibile del postulato della libertà della vita etica, la scelta morale non può che essere libera e fine a sé stessa (autonomia);
- Necessità ed universalità: non può e non deve dipendere in alcun modo dalla situazione contingente e particolare, ma è uguale per tutti alla medesima maniera.
In sostanza, se vi è l'agire morale vi è anche una volontà propria del soggetto che ha il compito di dirigere il modo ed il contenuto dell'azione; la volontà viene presentata come unica cosa buona e ragionevole per definizione posseduta dall'uomo.
La morale deve basarsi su qualcosa di assolutamente certo e saldo: il dovere. Ognuno infatti percepisce la morale, in modo sicuro e consapevole, come un dovere. L'uomo, quello dotato di ragione, sente di fronte a determinate situazioni di dover compiere una scelta, a cui seguirà il comportamento morale. Anche gli uomini più malvagi, che ancora conservano almeno in parte la razionalità, sentiranno di doversi porre il problema della scelta morale, ovvero di come comportarsi. Questo è il momento che precede ogni reale azione morale.
La morale è quindi un fatto di ragione. Ogni essere razionale possiede la morale, in quanto sente il dovere e la necessità di scegliere. Il dovere non ha nulla a che fare con la causalità ed il determinismo del mondo materiale: esso riguarda soltanto la sfera della morale.
Ogni morale non può essere limitata nel conseguimento del bene. Non posso propormi di conseguire il bene fino ad un certo punto e non oltre. Il fine dell'azione morale quindi deve essere il "sommo bene". Ma cosa s'intende per sommo bene? Per alcuni semplicemente il sommo bene, inteso come "il bene più alto", consiste nell'obbedire agli imperativi categorici. Prendendo come guida gli imperativi categorici ognuno quindi può raggiungere il sommo bene. Altri intendono il sommo bene come "il bene più completo" considerato come l'insieme di "virtù e "felicità".
fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Critica_della_ragion_pratica#La_legge_morale
sabato 25 aprile 2020
Morale e Covid-19 STEP #11
Se qualcuno inizialmente aveva sottovalutato il pericolo del Covid-19 ora questo è chiaro a tutti. Soprattutto nel primo mese di diffusione della pandemia, le terapie intensive degli ospedali erano sempre più affollate, tant'è che molte strutture stavano trasformando o creando altri reparti dedicati al virus. Sfortunatamente il numero di contagiati cresceva sempre più, per cui si è arrivati a pensare di dover scegliere quali pazienti curare, generando un grandissimo dilemma di natura morale. Il patto tra gli operatori sanitari e i cittadini si basa sulla fiducia improntata al rispetto della dignità umana e alla tutela della vulnerabilità del paziente. L'imprescindibile riferimento alla dignità umana è tale per cui, nelle questioni si salute, tutte le persone hanno un'identica "pretesa morale" di parità di trattamento. Non è infatti possibile individuare una serie di criteri universalmente validi che affermino che un individuo è più degno di essere salvato di un altro, tuttavia in questa situazione di pandemia una scelta doveva essere presa. Questo è stato chiamato il “dilemma dell’ultimo letto” (the last bed dilemma) per indicare le problematiche che insorgono quando in mancanza di sufficienti risorse i medici devono “scegliere i pazienti” (di solito sono i pazienti che scelgono i medici) cioè devono definire le priorità per l’utilizzo delle risorse affinché si possano coniugare il principio terapeutico e il principio di giustizia. Si era stabilito di privilegiare “la maggior speranza di vita” tra chi dovesse essere ricoverato in terapia intensiva, in uno squilibrio tra le necessità cliniche reali della popolazione e la disponibilità effettiva di risorse intensive, in quanto il compito dei medici è proprio quello di salvare il maggior numero possibile di vite, continuando a prendersi cura di ciascun paziente.
lunedì 20 aprile 2020
La legge morale STEP #10
In questa scena tratta dal film " Il diario di Anna Frank" un professore ebreo spiega ad un soldato tedesco il significato di legge morale.
sabato 11 aprile 2020
Arte e Morale STEP #9
"I bari", Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1594, Kimbell Art Museum, Fort Worth.
La morale nei dialoghi platonici STEP #8
La dottrina, che si propone di stabilire criteri razionali per esprimere un giudizio di valore riguardo l'agire umano è la morale. Questo tema viene affrontato da Platone nel VI libro del dialogo "La Repubblica", dove il filosofo afferma che per lui il bene è il Sole, perchè come il sole con la sua luce dà visibilità alle cose, così il Bene dà intelligibilità alle idee, cioè rende possibile alle idee di essere capite e come il sole con la luce dà capacità visiva all'occhio così il Bene dà intelligenza, capacità di capire all'anima. Secondo Platone, i beni sono di due specie: umani e divini. Detto altrimenti, vi sono almeno due modi principali di interpretare il Bene: la modalità meramente "umana" consiste nel ridurre il Bene a ciò che è utile e vantaggioso per gli umani. Si ha così una concezione relativistica, utilitaristica ed antropocentrica del Bene.
Ma il Bene in sé stesso, il Bene che trascende perfino l'essenza ha una configurazione ben più ampia, anzi illimitata, sottraendosi ai condizionamenti umani: per questo ha carattere divino, ed è per lo più considerato il Primo Dio.
La prima delle due accezioni del Bene emerge nel seguente passo in cui Socrate mostra a Glaucone e ad Adimanto l'interpretazione da parte dei sofisti del bene:
" [...]«Ma tu sai anche che per il volgo il bene consiste nel piacere, per le persone più colte nell'intelligenza».
.«Come no?» «E sai anche, caro amico, che quelli che la pensano così non sanno spiegare che cos'è l'intelligenza, ma alla fine sono costretti a dire che è l'intelligenza del bene».
«E fanno proprio ridere!», esclamo.
«E può non essere ridicolo», domandai, «che ci rinfaccino di non conoscere il bene e poi ce ne parlino come se lo conoscessimo? Dicono che è l'intelligenza del bene, come se comprendessimo che cosa intendono quando pronunciano la parola bene».
«Verissimo», rispose.
«E che dire di quelli che identificano il bene con il piacere? Sono forse meno pieni di errore degli altri? O non sono costretti anche loro ad ammettere che esistono piaceri cattivi?» «Sicuro!».
«Perciò accade loro di ammettere, credo, che le medesime cose sono buone e cattive. O no?» «Certamente»."
Ma il Bene in sé stesso, il Bene che trascende perfino l'essenza ha una configurazione ben più ampia, anzi illimitata, sottraendosi ai condizionamenti umani: per questo ha carattere divino, ed è per lo più considerato il Primo Dio.
La prima delle due accezioni del Bene emerge nel seguente passo in cui Socrate mostra a Glaucone e ad Adimanto l'interpretazione da parte dei sofisti del bene:
" [...]«Ma tu sai anche che per il volgo il bene consiste nel piacere, per le persone più colte nell'intelligenza».
.«Come no?» «E sai anche, caro amico, che quelli che la pensano così non sanno spiegare che cos'è l'intelligenza, ma alla fine sono costretti a dire che è l'intelligenza del bene».
«E fanno proprio ridere!», esclamo.
«E può non essere ridicolo», domandai, «che ci rinfaccino di non conoscere il bene e poi ce ne parlino come se lo conoscessimo? Dicono che è l'intelligenza del bene, come se comprendessimo che cosa intendono quando pronunciano la parola bene».
«Verissimo», rispose.
«E che dire di quelli che identificano il bene con il piacere? Sono forse meno pieni di errore degli altri? O non sono costretti anche loro ad ammettere che esistono piaceri cattivi?» «Sicuro!».
«Perciò accade loro di ammettere, credo, che le medesime cose sono buone e cattive. O no?» «Certamente»."
mercoledì 8 aprile 2020
Poesia e Morale STEP #7
MORALE DI STELLA
Predestinata a un'orbita di stella,
cosa t'importa, stella, tutto il buio?
Vola beata in mezzo a questo tempo!
La sua miseria ti sia estranea, ignota!
Del mondo più remoto è la tua luce:
pietà dev'essere per te peccato!
Solo una legge hai: essere pura!
Questo componimento è tratto dalla raccolta poetica di Friedrich Nietzsche, filosofo, poeta e saggista tedesco del XIX secolo. Il termine morale presente nel titolo indica in questo caso quella che è la ragion d'essere di una stella distinguendo tra ciò che per essa è peccato e ciò che dovrebbe essere la sua "legge".
sabato 4 aprile 2020
Favole e Morale STEP #6
Il genere letterario che rappresenta per eccellenza la morale è la favola, dal latino "fabula", che indicava in origine una narrazione di fatti inventati, spesso di natura leggendaria o mitica; infatti la favola è accompagnata da una "morale", ossia un insegnamento relativo a un principio etico o un comportamento, che spesso è formulato esplicitamente alla fine della narrazione (anche in forma di proverbio); la morale nelle fiabe in genere è sottintesa e non centrale ai fini della narrazione.
In questo racconto è molto evidente la presenza della morale, ossia che non bisogna disprezzare ciò che non si può ottenere. Questo comportamento della volpe è una tipica abitudine di quelle persone che non riescono ad ammettere di non essere portati per fare un determinato lavoro e mentono dando la colpa ad altro, spregiandolo. Ad esempio, chi vorrebbe vincere ma uscendone alla fine sconfitto nega di aver desiderato la vittoria, oppure disprezza il premio mancato. Da ciò si può trarre l'insegnamento che senza impegno ed umiltà diventa impossibile raggiungere grandi obiettivi nella vita.
In particolare sono le favole di Esopo, e poi di Fedro, le principali contenenti degli insegnamenti, atti a educare i giovani ai valori della vita, a comportarsi nel modo giusto e a rifuggire il pericolo e le cattive azioni. Una delle più famose è la favola della volpe e l'uva, riportata di seguito.
Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva che pendevano da un pergolato, e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. "Robaccia acerba!" disse allora tra sé e sé; e se ne andò. Così, anche fra gli uomini, c’è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze.
Esopo, XXXII; Fedro, IV, 3.
Una volpe affamata vide dei grappoli d’uva che pendevano da un pergolato, e tentò di afferrarli. Ma non ci riuscì. "Robaccia acerba!" disse allora tra sé e sé; e se ne andò. Così, anche fra gli uomini, c’è chi, non riuscendo per incapacità a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze.
Esopo, XXXII; Fedro, IV, 3.
martedì 31 marzo 2020
Il termine "morale" negli spot pubblicitari STEP #5
Questo spot pubblicitario della Motta, molto diffuso negli anni '80, riprende il termine "morale" inteso come sostantivo. In particolare l'accezione con cui è qui utilizzato è quella di insegnamento finale, di conclusione.
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La morale STEP #24
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